Performance Capture teatrale
Il concetto di performance capture è molto ampio, ed essendo recente non ancora del tutto definito, ma aperto a varie interpretazioni.
Anche se noi ne abbiamo parlato dettagliatamente correlandolo all’animazione digitale nel mondo del cinema, esso può a volte allontanarsi, anche se non troppo da esso.
Un bellissimo esempio di performance capture non legato all’animazione digitale del mondo cinematografico è “L’Ubù incatenato”.
In questa rappresentazione del testo di Alfred Jarry, l’unico attore Roberto Latini ci fa capire che la Performance Capture non è solo e semplicemente una tecnica di acquisizione che si evolve dalla Motion Capture ma è molto di più; un qualcosa in cui l’importanza non è la digitalizzazione di movimenti ma la vera e propria performance dell’attore, alla quale viene affiancata l’acquisizione digitale.
La storia racconda di Ubù che dopo essere stato re di Polonia e d'Aragona, aspira a diventare il più schiavo tra gli uomini. In una sorta di carriera, comincia come lustrascarpe per diventare poi maggiordomo tuttofare, servo frustato, arrestato, processato, incatenato, esiliato e infine schiavo rematore imbarcato su una galera turca. Ma più egli cerca di servire gli altri, più gli altri lo riconoscono, proprio per questo, come il più libero degli uomini. Talmente libero, da prendersi la libertà di essere schiavo. Padre Ubù diventa un esempio per molti, che da liberi cercano di ferrarsi a una qualche catena acclamandolo di nuovo re e vanificandone il proposito iniziale.
Tutta la storia come detto è rapresentata da un solo uomo sul palco, che con i suoi movimenti e grazie ad un esoscheletro che man mano lo “incatena”, comanda non solo personaggi virtuali con fattezze umane ma anche elementi non umani rappresentati su tre schermi alle sue spalle.
Sono proprio anche agli elementi non umani che danno l’idea della forza espressiva della Performance Capture, non facendo passare l’attore solo come un “burattinaio futuristico” ma facendogli tirare le fila di tutta la scena.
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