Comunicazione post-simbolica
Il concetto alla base della Realtà Virtuale in genere, secondo Jerome Lanier è la comunicazione post-simbolica. Per comunicazione post-simbolica si intende quella comunicazione tale che noi con semplici gesti possiamo creare in un ambiente cambiamenti, reazioni o oggetti, affiancando il loro rappresentarsi al linguaggio comune.
Questo traguardo, ovviamente, non è ad oggi alla nostra portata, nè possiamo pensare di ottenerlo nell'immediato futuro, tuttavia, ci muoviamo in tale direzione.
Vedo nel teatro tre livelli sui quali questo concetto si sviluppa in maniera crescente.
Il primo è quello del teatro tradizionale. In esso lo spettacolo è costruito
dalle persone e dalla scenografia fisica. Quest'ultima costituisce il
mondo entro il quale la storia si sviluppa ed è, in linea teorica, totalmente
manipolabile, per quanto la fisicità del nostro mondo reale permetta di
farlo. Possiamo muoverci entro i suoi limiti, possiamo avere contatti
con le persone, possiamo spostare oggetti, romperli, costruirne, modificarne.
Tutto ciò a corredo del linguaggio, della drammaturgia alla quale la scena
si affianca: le azioni fisiche sull'ambiente diventano simboli e si fondono
con le parole, i suoni.
Il secondo è quello del teatro provvisto di videoproiezioni, bidimensionali, tridimensionali, di qualsiasi tipo. Quando parte della scenografia è una proiezione, è possibile simulare in essa degli avvenimenti che nella realtà fisica non possono avvenire; si possono visualizzare immagini, eventi di scala maggiore a quelli limitati dalla scena fisica e dunque vi è più spazio per la fantasia, per le cose che non esistono, per simboli più stravaganti e, abbattuti i limiti della realtà, talvolta più efficaci. Ci avviciniamo quindi alla comunicazione post simbolica descritta da Lanier, ma facciamo un passo indietro: le proiezioni non possono essere manomesse in tempo reale, sono fisse, statiche, inquadrate, ed è piuttosto l'azione della persona a doversi piegare intorno ad esse, e queste sono esse stesse, i limiti di un'altra realtà.
Il terzo, quello su cui vorrei soffermarmi, è a mio avviso il livello che più si avvicina al sogno di Lanier, sebbene sia assolutamente, ancora, ben lontano dalla sua concretizzazione. Con l'applicazione alla scena teatrale di installazioni interattive, è possibile avere gli stessi risultati grafici del semplice teatro provvisto di videoproiezioni, con la differenza che parte dell'interazione esistente nel teatro tradizionale viene ripristinata.
Cosa si intende dunque per installazione interattiva?
Un'installazione interattiva è quell'interfaccia costituita da un'ambiente
sensibile il quale può governare, attraverso la processazione del segnale
dei suoi sensori, degli elementi grafici al corredo della scena.
Proprio in questo senso ho lavorato ad un progetto con Studio Azzurro,
costituito dalla realizzazione di un'installazione per la rappresentazione
"La città invisibile", messa in scena il 3 di Luglio 2007 al
Teatro Strehler di Milano ed esposta i seguenti tre giorni al Teatro Litta.
L'attore che ne ha fatto uso poteva, in diretta, modificare a suo piacimento,
a seconda dei suoi movimenti, ciò che sullo schermo veniva proiettato;
tutto ciò in parallelo allo svolgersi della drammaturgia il che, appunto,
è un passo verso la comunicazione post-simbolica, giacchè sebbene non
sia in tale installazione possibile generare oggetti immaginari, è perfettamente
possibile "modellare" quelli già presenti nell'"altra realtà"
costruita.
Fotogafie
- 1) Modello 3d proiettato
- 2) Mocap R.T. da videocamera
- 3) Modello in movimento


