Le sinestesie nella loro accezione primaria sono dei fenomeni che si manifestano in forma di peculiari percezioni : “ percezioni sinestesiche”.
In sostanza nella sinestesia ci troviamo di fronte ad un peculiare tipo di fenomeno intermodale, ossia di percezione sensoriale multipla.

L.Marks (1978- psicologo americano): nel fenomeno intermodale si verifica una “mescolanza sensoriale, nella quale la stimolazione di un singolo senso risveglia un miscuglio di immagini sensoriali”. I fenomeni intermodali si manifestano in virtù del fatto che i nostri sensi, pur essendo relativamente autonomi, non operano in modo del tutto isolato fra loro: vi sono molti collegamenti e, talvolta, delle vere e proprie interferenze. Ad esempio, è sufficiente pensare a come si influenzano vicendevolmente il gusto e l'olfatto: quando si è raffreddati non solo non si sente l'odore del cibo, anche il suo gusto risulta alterato, "attutito". Ancora più evidente è il caso in cui un'elevata stimolazione acustica determina delle risposte dolorifiche.
Caratteristica fondamentale e distintiva della sinestesia è il fatto che uno stimolo (per esempio un suono), provochi delle percezioni non solo nello specifico sistema sensoriale (in questo caso il sistema uditivo), ma solleciti una risposta congruente anche in altri canali (per esempio la vista).
Nella sua forma più pura, la sinestesia è rara. Per sinestesia allo stato puro, si intende il suo manifestarsi automatico come fenomeno percettivo e non cognitivo. Il fenomeno è involontario, è sollecitato dallo stimolo come una sorta di riflesso ed è percepito come reale, effettiva caratteristica dello stimolo e non frutto della mente. Quindi il sinesteta puro "vede" i suoni, "sente" i colori... In tutte le persone è comunque più o meno sviluppata una capacità sinestesica di tipo cognitivo. Ad esempio, se anche non si percepisce fisicamente un "giglio bianco" come "nota di violino", è più frequente che, se viene richiesto, anche i non sinesteti eseguano una associazione del tipo "giglio-bianco-nota-di-violino", piuttosto che "giglio-bianco-nota-di-contrabbasso".

Possiamo in pratica distinguere tre tipi di sinestesia:
a. Percezioni sinestesiche: rappresenta la “vera” sinestesia, quella che prima abbiamo definito come sinestesia nella sua forma pura.

b. Sinestesie linguistiche: rappresenta il tipo di sinestesia linguistico/culturale, ovvero l’accostamento concetti/parole afferenti a canali sensoriali diversi. Esempio: “L’Azzurro trionfante io lo sento che canta nelle campane” (Mallarmè, L’Azur).

c. Rappresentazioni sinestesiche. Questa tipologia può essere interpretata secondo due accezioni (Dina Riccò, 2000): come sintesi estetica (una manifestazione multimediale derivata dalla collaborazione sincronica delle arti), come traduzione estetica:(una manifestazione che pur coinvolgendo meccanismi di interazione tra le arti rimane monomediale). Secondo questa accezione dovremmo considerare sinestesiche alcuni opere di Scribian, Schonberg, Kandinsky e Veronesi.

Specificatamente si può parlare di fenomeni come l’ audizione colorata o la visione uditiva. Il termine sinestesia può assumere significati con sfumature diverse a seconda dell’arco disciplinare in cui si colloca. Ad esempio per la psicologia essa rappresenta la coesistenza nello stesso contesto mentale delle sensazioni provenienti da organi sensoriali diversi.

La critica letteraria tende a considerarla come una figura retorica particolare, consistente nella combinazione di due espressioni pertinenti a due differenti sfere sensoriali.

Tipo di metafora, consistente nell'attribuire a un oggetto percepibile con uno o più sensi qualità percepibili con altri sensi (quindi "metaforiche") cioè non pertinenti a quell'oggetto: "dolci parole" (gusto - udito), "fragori del sole" (udito - vista), "colore freddo" (vista - tatto), "profumo dolce" (olfatto - gusto). Il termine sinestesia viene dal greco syn = unione ed aisthesis = sensazione. Letteralmente significa percepire insieme: la percezione di suoni colorati o viceversa è il tipo di sinestesia più ricorrente.

La sinestesia è anche considerata un fenomeno patologico, oggetto di studio della psicologia della percezione, che può manifestarsi in individui di elevate capacità intellettuali o essere indotto artificialmente con l'uso di una droga, la mescalina, derivata da un piccolo cactus messicano, il peyotl.