La fine del millennio...

Un altro anno fortunato per il cinema digitale fu il 1997. Tra i numerosi titoli di rilievo se ne contano sei particolarmente importanti, che spaziano tra il genere catastrofico e quello comico-fantastico. È infatti una commedia buffa e fantastica quella interpretata da Robin Williams in "Flubber", diretto da Les Mayfield, in cui interamente digitale è il flubber appunto, una materia gelatinosa e metamorfica. Dirette al computer sono pure le sue interazioni con gli oggetti reali e alcune ricostruzioni degli ambienti che permettona alla materia di muoversi liberamente nelle scene. Ancora una commedia, tinta però da un tocco di fantascienza e azione, è "Men in Black" di Barry Sonnenfeld. La Industrial Light + Magic in questo caso è chiamata ad animare tutta una serie di alieni buffi e ripugnanti che si celano in una New York futuristica e high-tech.The Matrix In "Batman & Robin" di Joel Schumacher il digitale è al servizio di un mondo fantastico da cartoon, colorato e ricco d’azioni acrobatiche. Molti salti innaturali ed evoluzioni dei personaggi sono ricreati al computer da stunt-man digitali. Tra le case di produzione di effetti speciali che hanno lavorato alla realizzazione di questo film vanno ricordate la Rythm & Hues (US), la Buf Compagnie (FR) e la Warner Digital Studios (US). Una simile commistione di elementi reali e digitali, compresi i personaggi stessi, è presente nel film di Luc Besson Il quinto elemento, in cui un’équipe della Digital Domain capeggiata da Nick Dudman ha animato macchine su scenografie minuziosamente costruite sul set e poi digitalizzate, evocanti una fantascienza da Métal Hurlant. È ancora Digital Domain a dirigere gli effetti dell’avventuroso-catastrofico Dante’s Peak di Roger Donaldson, dove viene messa in scena l’eruzione vulcanica per eccellenza della storia. Ma la perla degli effetti speciali digitali del 1997 è il campione d’incassi "Titanic" di James Cameron, supportato nella sua impresa dalla Digital Domain e da altre diciassette società. Qui non solo è digitale la ricostruzione del cedimento della nave, ma anche molte comparse sono virtuali, in special modo quelle che vengono sbattute sul ponte e scaraventate in mare nelle scene clou del film, in perfetta integrazione scenica con gli elementi reali. La fine del decennio è segnata da altri quattro film rilevanti: "Fight Club" di David Fincher, "Haunting-Presenze" di Jan De Bont, "Matrix" dei fratelli Larry ed Andy Watchowski, e "Star Wars Episodio 1: La minaccia fantasma" di George Lucas, tutti usciti nelle sale nel 1999. Dai movimenti di camera e dalle innovative inserzioni ipertestuali di Fight Club si passa all’animazione dei tessuti e dei capelli di Haunting- Presenze; questi ultimi vengono realizzati dalla Tippett Studio mettendo a punto vecchi software e creando per la prima volta un elemento digitale con la stessa texture del suo corrispondente reale, con grande verosimiglianza del risultato finale. La grande star di fine millennio è senz’altro la coppia Wachowski con il suo rivoluzionario Matrix. Il film fa un massiccio uso del digitale, non solo per confermare la potenza del computer, ma anche per innovare e sviluppare ulteriormente i mezzi tecnici impiegati. Il bullet-time, il morphing, il ritocco digitale di tutta la pellicola, le esplosioni, i voli, le acrobazie tendono ad accostare Matrix a un film d’animazione. Infine, George Lucas torna sugli schermi con il primo episodio della saga di Guerre Stellari, "Star Wars Episodio 1: La minaccia fantasma", realizzato grazie agli sviluppi tecnologici elaborati dalla Lucasfilm. Se Toy Story è stato il primo film realizzato in 3D senza pretese fotorealistiche, le ricerche tecniche di Lucas danno vita al primo film fotorealistico completamente manipolato digitalmente.

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